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giovedì 8 dicembre 2016

Aperture straordinarie mese di Dicembre

Per rendere più semplici i vostri acquisti natalizi, Sapori d'Italia rimarrà aperto tutti i giorni nel mese di Dicembre, con i seguenti orari:
dal Lunedi al Sabato orario continuato dalle 9 alle 20 e 30, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e 30 e dalle 16 alle 19 e 30.

martedì 17 maggio 2016

ADESSO IN NEGOZIO!!!
 
La coltura del basilico a Prà è sempre stata una coltura dell’ambiente. Di quel microclima congeniale, chiuso tra mare, torrenti e montagne, che ha fatto di una coltivazione la coltivazione per eccellenza.La famiglia Sacco, una delle poche rimaste a coltivare il basilico su questi terrazzamenti.
Dal 1831 la famiglia Sacco coltiva il basilico sulle colline di Prà, delegazione alla periferia di Genova, tramandando da cinque generazioni tutti i segreti che rendono così unico questo prodotto. La raccolta delle piantine avviene ancora a mano per poter mantenere e migliorare le caratteristiche organolettiche del basilico del tipo Ocinum Basilicum, piantina originaria dell’Asia minore, in seguito importata in Europa, dove trovò larga diffusione in Provenza e Liguria. Ocinum Basilicum deriva dal Latino e significa “Profumo Regale”. La varietà “basilico genovese” ha una foglia di dimensioni medio-piccole, forma ovale, convessa e di colore verde chiaro. Il suo profumo è delicato.
Per quanto riguarda la famiglia Sacco,e l unica a Prà che oltre alla coltivazione del basilico si dedica anche alla produzione del pesto, infatti generalmente chi fa il pesto non è proprietario di terre e viceversa,questo permette di stabilire quale e quanto basilico raccogliere a peso per poi trasformarlo nella salsa ligure più conosciuta al mondo”. Il pesto di Prà è il pesto che i genovesi preparano nelle loro case e con cui condiscono trofie, trenette, lasagne, patate lesse, una semplice bruschetta ed anche il minestrone. Pesto fatto solo con ingredienti di altissima qualità: basilico di Prà da pestare nel mortaio (magari di marmo comperato a Colonnata), con aglio e sale, ai quali si aggiunge olio extravergine d’oliva, pinoli quelli selezionati, formaggio Parmigiano-Reggiano e pecorino.

venerdì 1 aprile 2016

Servizio di Consegna a Domicilio



Vi informiamo che è attivo il servizio di consegna a domicilio per tutta la città di Torino.
In questa prima fase il servizio funzionerà solo di venerdì dalle ore 15 alle 20:00. Tutte le settimane vi invieremo un listino aggiornato.
Gli ordini che contengono frutta e verdura, carni BIO, pane cotto a legna, devono per venirci entro le 10 di giovedì. Per tutti gli altri prodotti entro le 12 di venerdì.
Il servizio a domicilio avra un costo di 3,5 euro per tutte le spese inferiori alle 50 euro  e sarà gratuito per le spese superiori alle 50 euro in tutta la città di Torino.
Tutti i prodotti segnati in rosso sono in offerta.
Per l'ordine potete inviarci una mail a saporiditaliaordini@gmail.com o telefonare al 011-7509468 / 339-2285063.
Ricordatevi di lasciare sempre un recapito telefonico.
In allegato il listino con i nostri prodotti.
Per ulteriori informazioni non esitate a contatarci.

giovedì 31 marzo 2016

Sono arrivate le paste di meliga di Valcasotto!

 Paste di Meliga del Monregalese
Presidio Slow Food delle paste di meliga del monregalese.
E' un Presidio nato per salvare non dall'estinzione ma dalla eccessiva produzione con" ingredienti industriali" il più tradizionale dolce del territorio monregalese.
Un dolce, "la pasta di meliga", che veniva prodotta in molte case là dove si cuoceva il pane nel forno a legna, utilizzando gli ingredienti che in tutte le case erano presenti: farina bianca, farina gialla, uova, burro, zucchero e poi a piacimento miele, scorza di limone, vaniglia. Sono questi infatti gli ingredienti che fanno parte del disciplinare di produzione che si sono dati gli appartenenti al Presidio Slow Food della Paste di Meliga del Monregalese.
Nato alla fine del 2000 grazie al contributo di OCCELLI Agrinatura, il Presidio ha fatto conoscere il suo prodotto in tutta Italia. A fine 2002 il Presidio ha raggiunto un ulteriore ambito traguardo: il completamento della Filiera. Si è infatti riusciti a convincere un contadino monregalese a seminare l'ormai abbandonato perché antieconomico "mais otto file" e soprattutto si è riusciti a far macinare a pietra da un mulino operante sul territorio il prodotto derivato. E' uno dei pochi esempi di filiera completa: dal campo, al mulino, al forno per arrivare agli intenditori di prodotti genuini e tradizionali
Gli ingredienti sono: farina di grano tenero 00, farina di mais "ottofile" macinato a pietra, di origine cuneese (preferibilmente monregalese), zucchero italiano, burro che deve essere di alta qualità, italiano, (ideale il burro di alta montagna), uova che debbono essere fresche, biologiche, provenienti da allevamenti a terra in territorio monregalese o piemontese. La percentuale minima di farina di mais è del 16%. Con frequenza semestrale, si svolge un panel test a cura di Slow Food per la verifica della qualità organolettica del prodotto.
La pasta di meliga del monregalese è di colore giallo dorato, ha forma irregolare, rotonda o allungata, croccante, con pasta non troppo fine.

giovedì 3 luglio 2014

Solo Roero

www.sapori-ditalia.it
Alla sinistra del fiume Tanaro si trova il Roero, uno dei territori vitivinicoli più vocati e suggestivi del Piemonte. Da questi terreni sabbiosi nascono due tra i più interessanti vini del panorama vinicolo piemontese, il Roero (uve nebbiolo) e il Roero Arneis.
Due punti di riferimento sono le giovani aziende emergenti Cascina Fornace e Valfaccenda.

CASCINA FORNACE
 Uve provenienti da vecchi vigneti su sabbie del Roero caratterizate da basse produzioni ,condotta agronomica dei vigneti con inerbimento spontaneo senza diserbo chimico ne lavorazioni del terreno fermentazioni con lieviti di cantina in vasca inox senza controllo della temperatura affinamento in inox, barrique di terzo passaggio e cemento nessuna chiarifica.

VALFACCENDA
 Valfaccenda e' un progetto nato con la vendemmia 2010 che si sviluppa con la produzione di vini a DOCG Roero: Arneis e Nebbiolo.
L'obbiettivo e' quello di produrre vini che siano la "traduzione liquida" del territorio di origine, attraverso la cura del dettaglio dalla terra al bicchiere, minimizzando apporti ed interventi esterni.
Valfaccenda, solo Roero!

lunedì 10 giugno 2013

 
Vino bianco frizzante da uve Glera (Prosecco), rifermentato naturalmente in bottiglia dalla bassa gradazione alcolica, da viti allevate a Guyot in zona pianeggiante e vinificato in acciaio. Bassissimo il contenuto di solfiti, aggiunti soltanto all'imbottigliamento; rifermermentato con i propri lieviti in bottiglia e non filtrato: per questo troviamo i suoi fondi in bottiglia.
Ideale per gli aperitivi, e` un bicchiere che sa stare con il pesce fritto, come con il salame, grazie alla sua ottima acidita`.

Da oggi disponibile in negozio per le vostre calde serate d'estate

Colfondo Casa Belfi
Opera di Maurizio Donadi che cerca nei microbi e nella vitalità biologica le risposte alla stabilità e sanità del vino.
Bella bottiglia e bella grafica, che non fa male.
Stappo e fa un botto sonoro.
Liquido opalescente di bella lucidità e riflessi vivaci.
Goloso.
Impatto agrumato di pompelmo e lieviti e fiori secchi.
Pompelmo in polpa e in buccia sia al naso e sia in bocca e forse fieno odoroso.
Asciutto e dritto e amarognolo.
Dissetante.
Sgrassante.
Sapido (mi ha ricordato il citron confit magrebino, fette di limone salate e poi messe sott’olio).
Masticabile.
Elegante senza essere estremo, direi.
Anche se è vino da spiegare ai neofiti, per la sua torbidità, per la sua secchezza.
Con focaccine cotto e bufala, ‘a morte sua.
Da tenerne sempre un paio in frigo.
Tratto da http://gliamicidelbar.blogspot.it/

domenica 25 novembre 2012

Sapori del mare di Sicilia

L'azienda familiare Campisi, nasce nel 1854 e da allora si dedica artigianalmente alla lavorazione e conservazione rigorosamente fatta a mano, del pesce fresco selezionato nel Mar Jonio e Mediterraneo. Tra i nostri prodotti il tonno pescato all'amo, il pescespada, cernia, ricciola, acciughe, sardine e una vasta gamma di prodotti vegetali. Bottarga, stuppizzata e mosciame sono da sempre i classici della cucina tipica marinara siciliana, frutto di un'antica tradizione conserviera che attraverso l'attività delle tonnare risale ad epoca antichissima. Salvatore Campisi, giunto alla quinta generazione di lavorazione artigianale dei prodotti di tonnara e della bottarga, oltre che di tonno rosso e di pescespada, viene considerato uno degli ultimi artigiani del mare, conoscitore dei 33 sapori del tonno. Si rifiuta nella sua attività di lavorare tonno e pesce in genere pescato con la mattanza, ma solo preso all'amo nel rispetto delle più antiche tradizioni e di un sano rapporto uomo natura.
Prodotti da noi selezionati:
tonno rosso in olio d'oliva, tonno salato, bottarga di tonno, mosciame di tonno, tonno affumicato, bottarga di pescespada, pescespada affumicato, uova di pescespada, acciughe speziate, patè di alici alle erbe, polipi in olio d'oliva, sugo al nero di seppia, sugo di pescespada, sugo alle sarde, pomodoro ciliegino di Pachino igp semisecco.

lunedì 11 giugno 2012

La Capra Canta


Azienda Agricola "La capra canta"

L'Azienda Agricola "La capra canta" di Rosso Luisella nasce nel febbraio 2009, ma è un'azienda che deriva dal passaggio del testimone da madre a figlia. Negli anni passati ha avuto come indirizzo principale l'allevamento di bovini di Razza Piemontese, deguito da piccole produzioni di frutta e verdura. Nel 2007 è nata l'idea di creare un'attività che potesse diventare il principale impiego della titolare. Così si è deciso di cambiare indirizzo aziendale e di dar vita ad un Allevamento Biologico di Capre da latte di Razza Camosciata e relativo laboratorio per la trasformazione del latte caprino.
L' Azienda Agricola "La capra canta" si trova nel comune di Bibiana a circa 4 km dal paese, a quota 680 m s.l.m.. Questa piccola realtà è immersa nel tipico bosco collinare delle alpi, costituito principalmente da castagni, frassini e betulle, e proprio in questo paesaggio che più si addice all'esigenza delle capre che adorano pascolare nel sottobosco mangiando foglie, germogli, rovi e i vari frutti selvatici che questo tipo di foresta può offrire. Il latte  caprino prodotto viene trasformato interamente in formaggi di vari tipi (robiola, toma, nerotto, formaggi freschi spalmabili...), ricotta e yogurt. Tutte queste lavorazioni sono fatte con LATTE CRUDO  per mantenere inalterati il sapore e le caratteristiche proprie del latte derivante da capre alimentate con erba e fieno aziendali certificati bio e mangime biologico.
Da domani potrete trovare una selezione di questi prodotti presso il nostro punto vendita.

domenica 15 aprile 2012

Vini estremi in Valle d'Aosta


Volete sapere quanto incide la produzione di vini valdostani sul totale nazionale? Con i suoi 15 mila ettolitri arriva a sfiorare in una media annata lo 0,03 per cento. Praticamente...zero. Tanto per cominciare solo il 5 per cento del territorio è pianeggiante per cui per coltivare la vite bisogna letteralmente scavare le montagne.
Nonostante questo, anche grazie al carattere fiero dei contadini valdostani, negli ultimi anni la qualità si è innalzata raccogliendo importanti consensi di critica e pubblico. I risultati migliori a nostro avviso si sono raccolti con i vitigni a bacca bianca, Petite Arvine, Moscato Bianco, Chardonnay, Prié Blanc, ma ultimamente sta crescendo anche per i rossi, Torrette e Fumin in primis. Così qualche settimana fa abbiamo deciso di seguire il corso della Dora Baltea e arrivare fino a Morgex e La Salle, oltre 1200 metri dove di solito sopravvivono solo le conifere, gli stambecchi e i camosci. Superbi terrazzamenti esposti ai raggi del Sole permettono ad un pugno di viticoltori eroici (in questo caso l'aggettivo non è esagerato) di coltivare diversi ettari dell'unico vitigno che è riuscito ad adattarsi a queste condizioni climatiche estreme: il prié blanc. Qui siamo stati nella realtà produttiva più importante che è la cooperativa Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, che raccoglie le uve di 90 soci e produce 170 mila bottiglie annue.
Tornando giù ci siamo fermati a Saint-Pierre a due passi d'Aosta ed abbiamo incontrato Maurizio Fiorano, Giovane viticoltore di origine piemontese, definito da molti uno dei vignaioli più talentuosi della Valle d'Aosta. L'azienda dispone di 5 ettari e produce 35mila bottiglie annue, i vigneti sono tutti ubicati sulla riva sinistra della Dora, ad una altitudine sul livello del mare  che va dai 650 agli 850 metri, e pertanto con una perfetta esposizione a sud. Maurizio si sta specializzando nelle Petite Arvine: la sua interpretazione è ormai una delle più intriganti e interessanti dell'intero panorama valdostano.
Abbiamo selezionato alcune etichette di queste due aziende. Per quanto riguarda Cave du Vin Blanc:
Avalanche M. Cl. Brut 2009, spumante tradizionale rifermentato in bottiglia nel rispetto disciplinare Blanc de Morgex et de La Salle metodo classico; il primo dégorgement viene svolto dopo 24 mesi, le permanenze sui lieviti su questa linea di prodotto rimangono brevi, al fine di garantire freshezza ed immediatezza allo spumante.
Valle d'Aosta Blanc de Morgex 2010, prodotto a 1050 m all’interno dell’unico clos (vigneto circondato da muri) del comprensorio Morgex-La Salle.
La filosofia produttiva del Blanc de Morgex et de La Salle La Piagne, si basa sul rispetto totale delle caratteristiche e della tipicità che l’uva del Prié Blanc può apportare ad un vino prodotto ancora attualmente in condizioni prefilosseriche a 1050 metri sul livello del mare.
Il vigneto denominato “La Piagne” rappresenta la sola testimonianza nella Valdigne di un clos cioè un vigneto circondato da muri, tipico della tradizione borgognona. L’imponenza dei muri di sostegno, la presenza di una cantina scavata nella montagna, fa di questo appezzamento un gioiello paesaggistico unico sul panorama viticolo alpino. Per queste ragioni nel 2007 la soc. cooperativa ha deciso di acquistare il vigneto al fine di dare inizio ad un imponente opera di restauro, tuttora in corso. Viste le particolari condizioni pedo climatiche e di isolamento dal 2008 la gestione agronomica del clos è stata improntata verso la riconversione biologica.
Questo vino è stato segnalato da Slow Wine come vino slow per il suo forte timbro territoriale.
I vini Chateau Feuillet:
Valle d'Aosta Petite Arvine: questo vino è stato premiato nell'annata 2010 con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso e segnalato da Slow Wine come vino d'eccelenza. "Dal naso intrigante di scorza di limone ed agrumi, la bocca gioca magicamente tra l'approccio acido e quello più dolce dell'alcool. Un vino dalla conduzione tesa e concentrata, impreziosito da una conclusione profonda e succosa" (Slow Wine Editore).
Per me è stata una vera sorpresa, lo definirei entusiasmante con la bocca caratterizzata dalla presenza di componenti acide e dolci, fuse in un equilibrio perfetto.
Moscato D.O.P. Valle d'Aosta: vendemmiato a metà ottobre ad 800 metri di quota, strutturato ma di ottima beva risulta giovane e sapido con sentori di agrumi e fiori. Forse la versione 2011 va att ancora un po', viste le potenzialità.
Torrette D.O.P. Valle d'Aosta: da uve Petit Rouge per il 90% e di Mayolet per il 10%, si estendono per un ettaro su terreni molto sabbiosi, una notevole inclinazione ed un'esposizione a sud. Nel vigneto resistono alcune piante di mandorle amare, il vino risulta beverino e piacevole con un lieve retrogusto amarognolo che ricorda appunto le mandorle.

 

venerdì 2 dicembre 2011

Barolo, il Re dei vini, il vino dei Re

Pare che i “cugini” della Borgogna l'abbiano presa male. E che a Bordeaux siano quasi offesi. Robert Parker, il più ascoltato guru del vino che ha decretato il successo e la disgrazia di chissà quante cantine al mondo, ha scelto il Barolo per fare quello che non aveva mai fatto prima: una degustazione pubblica a New York, invitando un selezionatissimo gruppo di quindici produttori di Langa a presentare la nuova annata 2007 di fronte ai più importanti collezionisti di Stati Uniti, Canada e Inghilterra. (Tratto da La Stampa 2/4/2011)
Il Barolo è riconosciuto in tutto il mondo come vino di gran classe, da momenti importanti nella tavola delle grandi occasioni, per le pause di meditazione. Di lui si conosce bene la storia, che parte dai carteggi settecenteschi dei mercanti inglesi, passando per gli artefici della sua affermazione – la marchesa Giulia Colbert Falletti, l'enologo Oudart, il conte Camillo Benso di Cavour – in un crescendo di successi nelle principali manifestazioni enologiche mondiali. Il re dei vini diventa il vino dei Re. Ma la sua è anche la storia del popolo del vino, quello dei viticoltori e dei commercianti, dei vinificatori e degli osti che hanno scritto, forse con caratteri più piccoli ma certo non meno importanti, il suo destino.
Da quest'anno, in occasione delle festività natalizie (e non solo), grazie alla collaborazione con la bottega del Barolo di La Morra, abbiamo la possibilità di offrirvi una vasta gamma di grandi produttori di Barolo.
I nostri produttori:
Mario Marengo: La Morra, bottiglie prodotte 24000
Barolo 2007 (3500 bottiglie prodotte), nessuna chiarifica o filtrazione, barolo affinato in barrique nuove per un terzo, interpretazione esemplare della tipologia base.
Rocche Costamagna: La Morra, bottiglie prodotte 95000.
Barolo Rocche dell'Annunziata (bottiglie prodotte 25000). Ha una grande concentrazione di profumi , è floreale e speziato con note minerali, ha impatto gustativo pieno e avvolgente, ottima persistenza gustativa e finale etereo e setoso.
Renato Ratti: La Morra, bottiglie prodotte 250000.
Barolo Marcenasco (bottiglie prodotte 50000). Un ritorno in grande stile per questo vino. Un'etichetta che rende onore alla denominazione, regalandoci un Barolo dal giusto rapporto tra la qulalità ed il prezzo, che offre note territoriali ricche di carattere.
Franco Conterno: Monforte d'Alba. Bottiglie prodotte 110000.
Barolo Vigna Bussia Munie (bottiglie prodotte 13000). Affinato in botti grandi, dal tannino intenso e dalla notevole profondità gustativa. 
Viberti: La Morra, bottiglie prodotte 30000.
Barolo Serralunga 2007 (bottiglie prodotte 3000). Affinato in barrique in piccola parte nuove e si presenta moderno e dolce al naso, con tannini non aggressivi e discreto succo al palato. 
Cavallotto: Castiglione Faletto, bottiglie prodotte 110000.
Barolo Bricco Boschis (19900 bottiglie prodotte). Figlio di un'annata più calda, è avvolgente, floreale e maturo al naso; sul palato ha un frutto polposo, non privo di freschezza.
Flavio Roddolo: Monforte d'Alba, bottiglie prodotte 20000.
Barolo Ravera 2005 (3000 bottiglie prodotte). Un vino già aperto e profumato al naso, con ampi riflessi di china e di spezie e dalla grande bevibilità. 
Boglietti: La Morra, bottiglie prodotte 100000.
Barolo Airone (3000 bottiglie prodotte). Ha la struttura e la forza tannica proprie di Serralunga, unite a grande freschezza e a una dolcezza irresistibile.
Oddero: La Morra, bottiglie prodotte 120000.
Barolo Vigna Rionda 2000/2004 (2000 bottiglie prodotte). Grande esempio di quanto possa dare questo magnifico cru di Serralunga. 
Elio Grasso: Monforte d'Alba, bottiglie prodotte 85000.
Barolo Ginestra Casa Matè 2007 (14000 bottiglie prodotte). Eccellente, un vino completo, fine, succoso e di lunga persistenza. 
Giuseppe Mascarello e Figlio: Monchiero, bottiglie prodotte 60000.
Barolo Monprivato 2006 (22000 bottiglie prodotte). La classe di questo Barolo esce al meglio in questa annata classica, davvero un grande vino. Elegante, sfaccettato, sottile nei profumi floreali, minerali e di foglie secche, ha un palato slanciato, succoso, di grande energia e sapidità. 
Commenti tratti dalla guida “Slow Wine 2012” - Slow Food Editore

lunedì 28 novembre 2011

Servizio consegna ed aperture straordinarie


Anche quest'anno abbiamo attivato un efficiente servizio di consegna grazie al  partner Mail Boxes Etc. Sarà sufficiente scegliere il vostro regalo presso il nostro negozio, fornire l'indirizzo di recapito ed il vostro pacco sarà consegnato in città o nel resto d'Italia entro 24/72 ore.
Inoltre per agevolarvi negli acquisti natalizi rimarremo aperti tutte le domeniche e l'8 dicembre.

domenica 13 novembre 2011

Dolcetto Bricco Mollea

Tratto da "Gli amici del bar"

dolcetto_langheMonregalesi_con_nostalgia2010_vicoforte

Bricco Mollea di Angioletta De Giorgis, Dolcetto delle Langhe Monregalesi doc, “XIII° vendemmia. Con nostalgia”, 2010.



Un “piccolo” dolcetto pedemontano di Vicoforte (CN) vicino a Mondovì (CN).
Dove la pianura che da Torino scende a sud, scortata dalle Alpi e dalle colline del Monferrato e poi di Langa, verso il mare, si increspa e si solleva nel disperato tentativo di non finire a mollo nel Mediterraneo.
Alpi Liguri e non colline di Langa.
Piccolo perché ha le caratteristiche dei dolcetti di montagna.
E il dolcetto in montagna se la cava egregiamente arrivando a maturazione prima che scenda la neve.
E come tale non inarca un corpo possente con colori cupi, tannini ruvidi e alcool in sovrabbondanza.
Il frutto è più delicato e acidulo, il passo è agile da scalatore attento a non caricarsi di pesi superflui.


I profumi sono più minerali, di macchia, di sottobosco e di humus.
La bocca è fresca quasi acidulata come certi lamponi o le piccole prugne gialle che crescono lungo i bordi delle strade sterrate di montagna.
Sgrassante e bevibile.
Vini da riscoprire e da adottare per la loro esuberante normalità.
Da polenta e formaggi.
Piccolo perché è una produzione confidenziale.
Il produttore ormai in pensione ha dedicato molto al bellissimo B&B di chiara impronta contemporanea e il vigneto è piccolo, anche lui.
Piccolo per il prezzo di sette euro e cinquanta in enoteca.
Piccolo, anzi ormai unico perché dal 2011 dovrà chiamarsi Dogliani Docg.
E sia il territorio sia il vino con il Dogliani mi pare abbiano poco da spartire.
Forse solo la cultivar.
Per questo il produttore ha messo in etichetta “con nostalgia”.
Bonne degustation


Luigi


Campione omaggiato dallo “scopritore” Rosario Levatino e con lui degustato nel retro della sua enoteca i “Sapori d’Italia”.


domenica 6 novembre 2011

Giandujotto di Torino



Marchio Giandujotto di Torino
Gianujotto di Torino
Il celebre Giandujotto è un cioccolatino a forma di spicchio o barchetta rovesciata, ottenuto impastando cacao, zucchero e le famose nocciole tonde gentili del Piemonte, rinomate per la loro qualità fine e gustosa.

Torino divenne la capitale italiana del cioccolato durante i grandi flussi migratori delle comunità di religione protestante succedutisi tra Sette e Ottocento. Le famiglie valdesi di ritorno dal loro esilio in Francia e in Svizzera portarono spesso con sé i segreti dell'arte dolciaria d'Oltralpe e la patente di cioccolatieri. L'industria del cioccolato nacque proprio dalle esperienze di questi pionieri, che introdussero e perfezionarono nuove tecniche di lavorazione e moderni macchinari.

Il cioccolato Gianduja nacque per caso all'inizio dell'Ottocento, come espediente fortuito dei cioccolatieri torinesi per sopperire alle loro difficoltà nel rifornirsi di cacao, a causa del blocco continentale imposto da Napoleone. Essi iniziarono ad aggiungere in misura variabile nocciole tostate all'impasto di cacao e zucchero. Un'aggiunta ancora clandestina (nocciole e mandorle torrefatte erano considerate sostanze adulteranti) e che iniziò ad essere esplicitamente dichiarata solo all'inizio del Novecento con la divulgazione della ricetta segreta del cioccolato alla nocciola "detto Gianduja".

I cioccolatini prodotti con pasta "Gianduja" - i Giandujotti che ben conosciamo - nacquero ufficialmente nel 1865 nel laboratorio della ditta Prochet Gay e C. in Piazza San Carlo a Torino, conquistando da allora i mercati internazionali e generazioni di golosi.


I giandujotti da noi proposti sono prodotti in maniera artigianale secondo l'antica ricetta, utilizzando soltanto cacao, nocciola igp del Piemonte, zucchero e burro di cacao, senza latte, aromi artificiali e additivi chimici.


Logo Paniere

venerdì 7 ottobre 2011

Brisaola della Valchiavenna



Brìsaola (bresaola Artigianale)
Fra le varie testimonianze che attribuiscono alla Valchiavenna la maternità della bresaola ci sarebbe anche l'etimologia del suo nome che deriverebbe dall'italiano arcaico brasa, cioè brace, in dialetto brisa. In realtà, le bresaole un tempo venivano asciugate al caldo delle braci e quella chiavennasca non solo è l'unica a essere ancora affumicata, ma è anche l'unica a essere chiamata più correttamente brisaola aderendo all'etimologia originale. Naturalmente è solo un'ipotesi.
Secondo altri la bresaola in origine era un salume fatto con carne di cervo, e il nome deriverebbe dall'unione della parola breont che in alcune lingue indoeuropee vuol dire cervo e "sal", sale. Comunque, documenti storici provano l'uso della salagione delle cosce di manzo in Valchiavenna a partire dal 1400.
Nel breve percorso dalla Valchiavenna alla Valtellina, la brisaola non ha cambiato solo il nome ma anche la ricetta, ed è facile intuire che questa mutazione non sia stata determinata dai pochi chilometri di viaggio, quanto dalla trasformazione da prodotto artigianale, quale era e continua a essere in Valchiavenna, al salume industriale che è diventato in Valtellina. Di fatto, l'antica e pregiata brisaola chiavennasca al momento è un dinosauro gastronomico sopravvissuto in pochi esemplari dentro a qualche macelleria di Chiavenna.
Da qualche mese a questa parte abbiamo il piacere di offrirvi nel nostro punto vendita la brisaola di Chiavenna in tutti i suoi tagli:

LA BRISAOLA MAGATELLO
La brisaola magatello si presenta sempre magra, ha una forma cilindrica è il taglio ideale per famiglie.

LA BRISAOLA SOTTOFESA
La brisaola sottofesa si presenta con leggere venature di grasso e per questa sua caratteristica è la brisaola dal gusto più deciso ideale per i buon gustai.

LA BRISAOLA PUNTA D'ANCA
La punta d'anca è la classica brisaola universalmente conosciuta, tenera dal caratteristico colore rosso vivo e privo di venature.

SLINZIGA
Per la slinziga,si usano gli stessi selezionati tagli di carne bovina fresca , ma rispetto alla normale Brisaola,di pezzatura più piccoli e dalle forme irregolari. Il processo di speziatura, salagione e stagionatura, richiede dosi e tempi ridotti.Ideale per degli spuntini tra amici e divertente da affettare con il coltello, la slinzega è da inserire tra i salumi ad alto contenuto artigianale.

martedì 13 settembre 2011

Azienda Agricola Guccione

E' con piacere che vi racconto della mia ultima scoperta in fatto di vini (gentilmente segnalata da Luigi). Sto parlando dell'Azienda Agricola Guccione che avuto la fortuna di visitare e conoscere personalmente durante la mia ultima vacanza in Sicilia. L'Azienda condotta da i fratelli Guccione dista da Palermo 35 km, sita nel comune di Monreale in contrada Cerasa tra San Cipirrello e Piana degli Albanesi; lavora i prori vigneti in biodinamica ed è certificata biologica dal 1996. In cantina si svolgono poche operazioni e tutte volte a salvaguardare la qualità dell'uva e del lavoro in campagna. In tal senso l'azienda adotta un protocollo di qualità tanto in vigna che in cantina.
Azienda Agricola Guccione
I vini da noi proposti:
Gibril: nerello mascalese (bottiglie prodotte 4000)
Arturo di Lanzeria: perricone (bottiglie prodotte 4000)
Veruzza: trebbiano (bottiglie prodotte 6000)
Girgis extra: catarratto extra lucido (bottiglie prodotte 6000)
Prodotti in armonia tra uomo e natura

Tratto da gliamicidelbar

Girgis extra 2008,


IGT Sicilia Bianco.
Catarratto lucido.
Monreale Palermo.
Forse le montagne.
Le notti fredde.
Forse i gesti misurati.
Affusolano.
Questo succo di meloni e pesche.
Con nobili puntate minerali e di distillato.
Testa al nord.
Radici ben piantate nel calcare siciliano.
Etichette con interventi autografi di Francesco Guccione.
La lentezza è aristocratica.
La nobiltà e d’obbligo.
Bonne degustation

Luigi




Noi l’abbiamo bevuto con godimento mangiando un tripudio di “scacce” e “pastizzu”.

mercoledì 22 giugno 2011

Miele delle api nere


Non è vero che tutte le api sono gialle e nere. La livrea che normalmente associamo all’ape è in realtà tipica della ape ligustica, l’ape più diffusa in Italia, tanto da essere definita anche ape italiana. Esistono api scure, grigie o anche nerissime, proprio in Italia, simili morfologicamente alle api nere africane (dalle quali differiscono però per la minore aggressività): le quali nel dna hanno un miotipo genetico africano.

L’ape nera sicula (Apis mellifera sicula) ad esempio, scurissima, con la peluria grigia, quasi nera, che ha popolato per millenni la Sicilia, è stata abbandonata negli anni ‘60/70 quando gli apicoltori siciliani sostituirono i bugni di legno di ferula (tronchi quadrati usati come arnie) e iniziarono a importare api dal nord Italia. L’ape sicula rischiò in quegli anni la totale estinzione, evitata grazie agli studi e alle ricerche di un entomologo siciliano, Pietro Genduso, che la studiò per anni dopo la classificazione avvenuta per la prima volta nel 1911, e che trasmise poi questa vera e propria passione a uno studente, Carlo Amodeo, tuttora unico possessore di api sicule in purezza. Gli ultimi bugni di api nere sicule furono ritrovati in un baglio di Carini dove un vecchio massaro apicoltore ancora produceva miele con quel sistema antico. I bugni contenevano alcune famiglie di api che Carlo Amodeo, dopo aver deciso di praticare l’apicoltura professionale, conservò in isolamento sulle isole di Vulcano, Alicudi e Filicudi dove oggi produce l’unico miele in purezza di ape sicula. Oltre al colore scuro, l’apis mellifera sicula si distingue dalla ligustica anche per le ali più piccole. E' molto docile, tanto che non servono maschere nelle operazioni di smielatura, è molto produttiva - anche a temperature elevate, oltre i 40° quando le altre api si bloccano - e sopporta bene gli sbalzi di temperatura. Caratteristiche molto importanti per la produzioni in aree dal clima molto caldo. Sviluppa precocemente la covata, tra dicembre e gennaio, evita quindi il blocco della covata invernale comune alle altre specie. L’ape nera sicula consuma anche meno miele delle altre api.

Da noi puoi trovare:

Mile di arancio:
Sapore: aromatico gradevolmente acidulo. Proprietà: cicatrizzante per le ulcere, antispasmodico, sedativo. Contro l'insonnia e l'eccitazione nervosa

Il miele di sulla, grazie alla sua particolare composizione di fruttosio di altissima qualità e grandi quantità di oligoelementi (magnesio, rame, zinco, ferro, manganese, zinco) è il miele migliore per lo sport.

Miele di cardo: curativo per gli anemici. E’ un ottimo dolcificante per il latte e la ricotta.

Miele di mandarino di Ciaculli: il suo colore allo stato liquido è quasi incolore, tendente al giallo chiarissimo. Cristallizza molto lentamente mantenendo una cremosità di base. Ottimo per dolci, spalmato sul pane, nel the, in abbinamento a formaggi con gusto deciso.

MIELI RARI

Miele di nespolo: incolore allo stato liquido, tende a cristallizzare in breve tempo essendo un miele invernale. Ha un odore particolare che ricorda il profumo deimedesimi fiori. Diventerà un miele sempre più raro, essendosi ulteriormente ridotte le zone di produzione.

Miele di mandorlo: di difficile produzione, poichè come il nespolo deriva da una pianta a fioritura invernale. Caratteristico il suo retrogusto che ricorda la mandorla amara. Ottimo da consumare con i formaggi.

Miele di carrubo : E' un miele autunnale di colore ambra scuro che cristallizza facilmente. Assume il profumo tipico dei fiori di carrubo; è particolarmente apprezzato per la produzione di dolci tipici.

mercoledì 13 aprile 2011

Prosciutto di Sauris



Il «Prosciutto di Sauris» I.G.P. è ottenuto esclusivamente nel comune di Sauris, nella regione autonoma Friuli-Venezia Giulia.
Il territorio del Comune di Sauris è posto nella parte occidentale delle Alpi Carniche, a un’altezza superiore ai 900 m. sul livello del mare ed è costituito da una tipica conca circondata da montagne alte oltre i 2.000 m. L’ambiente nel quale viene ottenuto caratterizza fortemente il Prosciutto di Sauris I.G.P.
La parziale disidratazione dei prosciutti durante la stagionatura è determinata dalle brezze che spirano verso monte di giorno e nella direzione contraria durante la notte, influenzate dal bacino artificiale presente nella valle e realizzato nel 1948. Le condizioni igroscopiche create dal microclima tipico della valle di Sauris, favoriscono lo sviluppo sulla superficie del prodotto, di muffe che assicurano il raggiungimento delle caratteristiche organolettiche tipiche del Prosciutto di Sauris I.G.P. quali il sapore e l’odore. La vallata di Sauris è quasi interamente ricoperta da boschi di conifere e di latifoglie; fra queste assume particolare importanza la presenza del faggio fra le specie autoctone, che grazie al basso contenuto di resine e alla larga diffusione è utilizzato da sempre per l’affumicatura.
Ai fattori naturali, si somma l’intervento dell’uomo per la produzione del Prosciutto di Sauris I.G.P., che influenza, in modo determinante, la sua qualità e la sua reputazione. La tecnica di produzione del Prosciutto di Sauris I.G.P., infatti, è legata alla tradizione delle popolazioni germaniche di lavorare e conservare, attraverso l’affumicatura, la carne e le cosce suine. In questa vallata, si insediarono, nel secolo XIII, genti provenienti dalla Carinzia e dal Tirolo che hanno saputo usare e mantenere le usanze, durante i secoli.
Emerge nell’ambito del processo di produzione del Prosciutto di Sauris I.G.P. il metodo dell’affumicatura che veniva e viene tutt’oggi effettuata con le stesse modalità, proprio per assicurare al prodotto le caratteristiche inconfondibili per le quali è conosciuto e apprezzato anche al di fuori dei confini regionali e nazionali.

Nel territorio del comune di Sauris nel corso dei secoli si è sviluppata una tecnica, diventata vera e propria arte, che unisce l’uso prettamente nordico di affumicare le carni al metodo decisamente latino della conservazione delle carni mediante il sale. Tecnica che ha permesso al nome di Sauris di essere conosciuto al di fuori dei confini regionali proprio per il buon prosciutto affumicato che vi si produce.
Caratteristiche

Il Prosciutto di Sauris è un prosciutto crudo salato, affumicato e stagionato per almeno dieci mesi. A fine stagionatura il prosciutto si presenta intero con osso senza lo zampino. La cotenna ha colore uniforme noce-dorato con sfumature arancioni, mentre la parte magra visibile ha colore rosso scuso. La consistenza è soda ed elastica; il grasso è di colore bianco candido o bianco-rosato. Il Prosciutto di Sauris è riconoscibile anche grazie al suo particolare profumo delicato e al gusto dolce con una garbata nota di affumicato.

domenica 20 febbraio 2011

Ostriche e Champagne


Come molti di voi sapranno, da qualche mese a questa parte è possibile acquistare su prenotazione, le ostriche di Belon, prodotte dalla famiglia Thaeron, nell'allevamento di Riec sur Belon, e Marennes Oléron, le quali rientrano nel novero della produzione d'eccellenza di ostriche francesi.

In abbinamento...e non solo...abbiamo selezionato alcuni piccoli produttori di champagne, che troverete subito disponibili.

La nostra selezione:


MARIE NOELLE LEDRU
Montagne de Reims
Ambonnay
5 ha Pinot Noir
1 ha Chardonnay
Bottiglie prodotte annualmente: 25.000

E' una viticultrice appassionata,rigorosa ed esperta che vinifica artigianalmente champagnes a base Pinot Noir di struttura decisa destinati a lunghe evoluzioni.Compatibilmente con l annata riesce a preservare guella freschezza che dona scorrevolezza all imponenza del vitigno tipica delle sue terre.In gualche modo riesce a conferire un tocco femminile senza voler essere accativante avini di corpo,acidita e mineralita molto marcata,che in virtu del loro carattere risultano adatti sopratutto a pasto.In una parola lo stile Ledru è improntato sulla vinosita.Non si fa uso di botti di legno.

Champagne G.C Brut s.a 85% Pinot Noir 15% Chardonnay:

Sempre poco dosato,il brut rappresenta il primo step per entrare in contatto con il mondo Ledru.


JACKY CHARPENTIER
Vallée de la Marne
Villers sous Chatillon
16 ha 75% Pinot Meunier 25% Pinot Noir 1 ha Chardonnay
Bottiglie prodotte annualmente: 170.000

Sull'agguerritissimo fronte della Marna, Jacky Charpentier è da tempo riconosciuto quale alfiere del Pinot Meunier,vitigno che caratterizza tutte le sue cuvèe oltre che vantare i migliori risultati sulla riva destra della zona di appartenenza. Negli anni 50 decise di intraprendere la carriera di solista, dopo che per decenni la famiglia conferiva il raccolto alle grandi maisons. Lo stile non eccelle per rafinatezza, ma la scrupolosita che viene dedicata alla vigna e alle vinificazioni, determina una regolarita assoluta di tutta la vasta gamma dei prodotti. I dosaggi zuccherini post sboccatura sono guasi sempre minimali: ciò contribuisce alla miglior difinizione dei vini.

Champagne Rèserve Brut s.a.

80%Pinot Meunier 20%Pinot Noir

È il biglietto da visita della cantina che grazie alla sua semplicità trova sempre una rapida collocazione.


BONNET-GILMERT
Cote des Blancs
Oger
4 ha Chardonnay
Bottiglie prodotte annualmente.30.000

A Oger c'è piu vigna che paese e propio al limitare di quest'ultimo si trova la piccola azienda abitazione Bonnet Gilmert. Il giovane Denis Bonnet ha le idee chiare: conosce profondamente il territorio e non cerca scorciatoie. La vicinanza del guru Anselme Selosse ha certamente influenzato le sue scelte indirizzandole verso la naturalità, anche se la mano in cantina è di gran lunga piu moderata.


Champagne Blanc de Blancs Cuvèe Reserve Brut

100% Chardonnay

Nell'apparente semplicita del profumo di mela e lievito é racchiuso il segreto del successo di questo Chardonnay. Successo travolgente.


SADI MALOT
Montagne de Reims
Villers Marmery
8,2 ha Chardonnay
1,8 ha Pinot Noir
Bottiglie prodotte annualmente 90.000

Nei comuni di Villers Marmery e trèpail il dominio del Pinot Noir della Montagne lascia il posto allo Chardonnay che qui presenta maggiore immediatezza rispetto alla Còte de Blancs.La gamma del produttore è ben diversificata ma sia che si tratti dei vini più semplici che dei millesimati. Lo stile è sempre concreto e di sostanza.Lo spirito artigiano dei coniugi Malot non incide minimamente sulla continuita qualitativa,tra le più affidabili dell assortimento.


Champagne Carte Blanche Brut s.a
60% Chardonnay 40%Pinot Noir

La composizione è classica per una bevuta diretta, senza fronzoli. Può mediare i salatini dell aperitivo o un tutto pasto in legerezza.

giovedì 20 gennaio 2011

Cevrin di Coazze





Formaggio prodotto da secoli in una piccola borgata montana di Coazze, in Val Sangone, nacque dall'esigenza di utilizzare il latte misto, vaccino e caprino (almeno il 40%), munto nei pascoli dalla primavera all'autunno.
Il latte veniva riscaldato alla temperatura di almeno 40 gradi, e cagliato. Posto a spurgare in fuscelle d'acero o di frassino e salato a secco con sale marino, stagionava almeno due mesi in grotte o cantine aerate e fresche.


Le piccole forme del Cevrin (il diametro non supera i 18 centimetri e il peso varia dagli 800 ai 1400 grammi) venivano settimanalmente trasportate a dorso di mulo nelle gerle per essere vendute al mercato di Giaveno: il loro consumo e la loro diffusione rimase sempre prettamente locale.
È una fortuna che la pasta morbida e cremosa, il sapore speziato e di nocciola non siano stati dimenticati - furono fors'anche apprezzati da un villeggiante illustre di Coazze, proveniente da lontano, Luigi Pirandello - e che il Cevrin, ora come allora, sia prodotto secondo tradizione nei Comuni di Coazze e Giaveno, in Val Sangone.
Il prodotto è oggi gestito da un Consorzio di produttori che ha adottato un disciplinare di produzione e ha registrato il marchio.
Il Cevrin di Coazze è stato adottato da Slow Food come uno dei Presidi della provincia di Torino.