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lunedì 11 giugno 2012

La Capra Canta


Azienda Agricola "La capra canta"

L'Azienda Agricola "La capra canta" di Rosso Luisella nasce nel febbraio 2009, ma è un'azienda che deriva dal passaggio del testimone da madre a figlia. Negli anni passati ha avuto come indirizzo principale l'allevamento di bovini di Razza Piemontese, deguito da piccole produzioni di frutta e verdura. Nel 2007 è nata l'idea di creare un'attività che potesse diventare il principale impiego della titolare. Così si è deciso di cambiare indirizzo aziendale e di dar vita ad un Allevamento Biologico di Capre da latte di Razza Camosciata e relativo laboratorio per la trasformazione del latte caprino.
L' Azienda Agricola "La capra canta" si trova nel comune di Bibiana a circa 4 km dal paese, a quota 680 m s.l.m.. Questa piccola realtà è immersa nel tipico bosco collinare delle alpi, costituito principalmente da castagni, frassini e betulle, e proprio in questo paesaggio che più si addice all'esigenza delle capre che adorano pascolare nel sottobosco mangiando foglie, germogli, rovi e i vari frutti selvatici che questo tipo di foresta può offrire. Il latte  caprino prodotto viene trasformato interamente in formaggi di vari tipi (robiola, toma, nerotto, formaggi freschi spalmabili...), ricotta e yogurt. Tutte queste lavorazioni sono fatte con LATTE CRUDO  per mantenere inalterati il sapore e le caratteristiche proprie del latte derivante da capre alimentate con erba e fieno aziendali certificati bio e mangime biologico.
Da domani potrete trovare una selezione di questi prodotti presso il nostro punto vendita.

domenica 15 aprile 2012

Vini estremi in Valle d'Aosta


Volete sapere quanto incide la produzione di vini valdostani sul totale nazionale? Con i suoi 15 mila ettolitri arriva a sfiorare in una media annata lo 0,03 per cento. Praticamente...zero. Tanto per cominciare solo il 5 per cento del territorio è pianeggiante per cui per coltivare la vite bisogna letteralmente scavare le montagne.
Nonostante questo, anche grazie al carattere fiero dei contadini valdostani, negli ultimi anni la qualità si è innalzata raccogliendo importanti consensi di critica e pubblico. I risultati migliori a nostro avviso si sono raccolti con i vitigni a bacca bianca, Petite Arvine, Moscato Bianco, Chardonnay, Prié Blanc, ma ultimamente sta crescendo anche per i rossi, Torrette e Fumin in primis. Così qualche settimana fa abbiamo deciso di seguire il corso della Dora Baltea e arrivare fino a Morgex e La Salle, oltre 1200 metri dove di solito sopravvivono solo le conifere, gli stambecchi e i camosci. Superbi terrazzamenti esposti ai raggi del Sole permettono ad un pugno di viticoltori eroici (in questo caso l'aggettivo non è esagerato) di coltivare diversi ettari dell'unico vitigno che è riuscito ad adattarsi a queste condizioni climatiche estreme: il prié blanc. Qui siamo stati nella realtà produttiva più importante che è la cooperativa Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, che raccoglie le uve di 90 soci e produce 170 mila bottiglie annue.
Tornando giù ci siamo fermati a Saint-Pierre a due passi d'Aosta ed abbiamo incontrato Maurizio Fiorano, Giovane viticoltore di origine piemontese, definito da molti uno dei vignaioli più talentuosi della Valle d'Aosta. L'azienda dispone di 5 ettari e produce 35mila bottiglie annue, i vigneti sono tutti ubicati sulla riva sinistra della Dora, ad una altitudine sul livello del mare  che va dai 650 agli 850 metri, e pertanto con una perfetta esposizione a sud. Maurizio si sta specializzando nelle Petite Arvine: la sua interpretazione è ormai una delle più intriganti e interessanti dell'intero panorama valdostano.
Abbiamo selezionato alcune etichette di queste due aziende. Per quanto riguarda Cave du Vin Blanc:
Avalanche M. Cl. Brut 2009, spumante tradizionale rifermentato in bottiglia nel rispetto disciplinare Blanc de Morgex et de La Salle metodo classico; il primo dégorgement viene svolto dopo 24 mesi, le permanenze sui lieviti su questa linea di prodotto rimangono brevi, al fine di garantire freshezza ed immediatezza allo spumante.
Valle d'Aosta Blanc de Morgex 2010, prodotto a 1050 m all’interno dell’unico clos (vigneto circondato da muri) del comprensorio Morgex-La Salle.
La filosofia produttiva del Blanc de Morgex et de La Salle La Piagne, si basa sul rispetto totale delle caratteristiche e della tipicità che l’uva del Prié Blanc può apportare ad un vino prodotto ancora attualmente in condizioni prefilosseriche a 1050 metri sul livello del mare.
Il vigneto denominato “La Piagne” rappresenta la sola testimonianza nella Valdigne di un clos cioè un vigneto circondato da muri, tipico della tradizione borgognona. L’imponenza dei muri di sostegno, la presenza di una cantina scavata nella montagna, fa di questo appezzamento un gioiello paesaggistico unico sul panorama viticolo alpino. Per queste ragioni nel 2007 la soc. cooperativa ha deciso di acquistare il vigneto al fine di dare inizio ad un imponente opera di restauro, tuttora in corso. Viste le particolari condizioni pedo climatiche e di isolamento dal 2008 la gestione agronomica del clos è stata improntata verso la riconversione biologica.
Questo vino è stato segnalato da Slow Wine come vino slow per il suo forte timbro territoriale.
I vini Chateau Feuillet:
Valle d'Aosta Petite Arvine: questo vino è stato premiato nell'annata 2010 con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso e segnalato da Slow Wine come vino d'eccelenza. "Dal naso intrigante di scorza di limone ed agrumi, la bocca gioca magicamente tra l'approccio acido e quello più dolce dell'alcool. Un vino dalla conduzione tesa e concentrata, impreziosito da una conclusione profonda e succosa" (Slow Wine Editore).
Per me è stata una vera sorpresa, lo definirei entusiasmante con la bocca caratterizzata dalla presenza di componenti acide e dolci, fuse in un equilibrio perfetto.
Moscato D.O.P. Valle d'Aosta: vendemmiato a metà ottobre ad 800 metri di quota, strutturato ma di ottima beva risulta giovane e sapido con sentori di agrumi e fiori. Forse la versione 2011 va att ancora un po', viste le potenzialità.
Torrette D.O.P. Valle d'Aosta: da uve Petit Rouge per il 90% e di Mayolet per il 10%, si estendono per un ettaro su terreni molto sabbiosi, una notevole inclinazione ed un'esposizione a sud. Nel vigneto resistono alcune piante di mandorle amare, il vino risulta beverino e piacevole con un lieve retrogusto amarognolo che ricorda appunto le mandorle.

 

venerdì 2 dicembre 2011

Barolo, il Re dei vini, il vino dei Re

Pare che i “cugini” della Borgogna l'abbiano presa male. E che a Bordeaux siano quasi offesi. Robert Parker, il più ascoltato guru del vino che ha decretato il successo e la disgrazia di chissà quante cantine al mondo, ha scelto il Barolo per fare quello che non aveva mai fatto prima: una degustazione pubblica a New York, invitando un selezionatissimo gruppo di quindici produttori di Langa a presentare la nuova annata 2007 di fronte ai più importanti collezionisti di Stati Uniti, Canada e Inghilterra. (Tratto da La Stampa 2/4/2011)
Il Barolo è riconosciuto in tutto il mondo come vino di gran classe, da momenti importanti nella tavola delle grandi occasioni, per le pause di meditazione. Di lui si conosce bene la storia, che parte dai carteggi settecenteschi dei mercanti inglesi, passando per gli artefici della sua affermazione – la marchesa Giulia Colbert Falletti, l'enologo Oudart, il conte Camillo Benso di Cavour – in un crescendo di successi nelle principali manifestazioni enologiche mondiali. Il re dei vini diventa il vino dei Re. Ma la sua è anche la storia del popolo del vino, quello dei viticoltori e dei commercianti, dei vinificatori e degli osti che hanno scritto, forse con caratteri più piccoli ma certo non meno importanti, il suo destino.
Da quest'anno, in occasione delle festività natalizie (e non solo), grazie alla collaborazione con la bottega del Barolo di La Morra, abbiamo la possibilità di offrirvi una vasta gamma di grandi produttori di Barolo.
I nostri produttori:
Mario Marengo: La Morra, bottiglie prodotte 24000
Barolo 2007 (3500 bottiglie prodotte), nessuna chiarifica o filtrazione, barolo affinato in barrique nuove per un terzo, interpretazione esemplare della tipologia base.
Rocche Costamagna: La Morra, bottiglie prodotte 95000.
Barolo Rocche dell'Annunziata (bottiglie prodotte 25000). Ha una grande concentrazione di profumi , è floreale e speziato con note minerali, ha impatto gustativo pieno e avvolgente, ottima persistenza gustativa e finale etereo e setoso.
Renato Ratti: La Morra, bottiglie prodotte 250000.
Barolo Marcenasco (bottiglie prodotte 50000). Un ritorno in grande stile per questo vino. Un'etichetta che rende onore alla denominazione, regalandoci un Barolo dal giusto rapporto tra la qulalità ed il prezzo, che offre note territoriali ricche di carattere.
Franco Conterno: Monforte d'Alba. Bottiglie prodotte 110000.
Barolo Vigna Bussia Munie (bottiglie prodotte 13000). Affinato in botti grandi, dal tannino intenso e dalla notevole profondità gustativa. 
Viberti: La Morra, bottiglie prodotte 30000.
Barolo Serralunga 2007 (bottiglie prodotte 3000). Affinato in barrique in piccola parte nuove e si presenta moderno e dolce al naso, con tannini non aggressivi e discreto succo al palato. 
Cavallotto: Castiglione Faletto, bottiglie prodotte 110000.
Barolo Bricco Boschis (19900 bottiglie prodotte). Figlio di un'annata più calda, è avvolgente, floreale e maturo al naso; sul palato ha un frutto polposo, non privo di freschezza.
Flavio Roddolo: Monforte d'Alba, bottiglie prodotte 20000.
Barolo Ravera 2005 (3000 bottiglie prodotte). Un vino già aperto e profumato al naso, con ampi riflessi di china e di spezie e dalla grande bevibilità. 
Boglietti: La Morra, bottiglie prodotte 100000.
Barolo Airone (3000 bottiglie prodotte). Ha la struttura e la forza tannica proprie di Serralunga, unite a grande freschezza e a una dolcezza irresistibile.
Oddero: La Morra, bottiglie prodotte 120000.
Barolo Vigna Rionda 2000/2004 (2000 bottiglie prodotte). Grande esempio di quanto possa dare questo magnifico cru di Serralunga. 
Elio Grasso: Monforte d'Alba, bottiglie prodotte 85000.
Barolo Ginestra Casa Matè 2007 (14000 bottiglie prodotte). Eccellente, un vino completo, fine, succoso e di lunga persistenza. 
Giuseppe Mascarello e Figlio: Monchiero, bottiglie prodotte 60000.
Barolo Monprivato 2006 (22000 bottiglie prodotte). La classe di questo Barolo esce al meglio in questa annata classica, davvero un grande vino. Elegante, sfaccettato, sottile nei profumi floreali, minerali e di foglie secche, ha un palato slanciato, succoso, di grande energia e sapidità. 
Commenti tratti dalla guida “Slow Wine 2012” - Slow Food Editore

lunedì 28 novembre 2011

Servizio consegna ed aperture straordinarie


Anche quest'anno abbiamo attivato un efficiente servizio di consegna grazie al  partner Mail Boxes Etc. Sarà sufficiente scegliere il vostro regalo presso il nostro negozio, fornire l'indirizzo di recapito ed il vostro pacco sarà consegnato in città o nel resto d'Italia entro 24/72 ore.
Inoltre per agevolarvi negli acquisti natalizi rimarremo aperti tutte le domeniche e l'8 dicembre.

domenica 13 novembre 2011

Dolcetto Bricco Mollea

Tratto da "Gli amici del bar"

dolcetto_langheMonregalesi_con_nostalgia2010_vicoforte

Bricco Mollea di Angioletta De Giorgis, Dolcetto delle Langhe Monregalesi doc, “XIII° vendemmia. Con nostalgia”, 2010.



Un “piccolo” dolcetto pedemontano di Vicoforte (CN) vicino a Mondovì (CN).
Dove la pianura che da Torino scende a sud, scortata dalle Alpi e dalle colline del Monferrato e poi di Langa, verso il mare, si increspa e si solleva nel disperato tentativo di non finire a mollo nel Mediterraneo.
Alpi Liguri e non colline di Langa.
Piccolo perché ha le caratteristiche dei dolcetti di montagna.
E il dolcetto in montagna se la cava egregiamente arrivando a maturazione prima che scenda la neve.
E come tale non inarca un corpo possente con colori cupi, tannini ruvidi e alcool in sovrabbondanza.
Il frutto è più delicato e acidulo, il passo è agile da scalatore attento a non caricarsi di pesi superflui.


I profumi sono più minerali, di macchia, di sottobosco e di humus.
La bocca è fresca quasi acidulata come certi lamponi o le piccole prugne gialle che crescono lungo i bordi delle strade sterrate di montagna.
Sgrassante e bevibile.
Vini da riscoprire e da adottare per la loro esuberante normalità.
Da polenta e formaggi.
Piccolo perché è una produzione confidenziale.
Il produttore ormai in pensione ha dedicato molto al bellissimo B&B di chiara impronta contemporanea e il vigneto è piccolo, anche lui.
Piccolo per il prezzo di sette euro e cinquanta in enoteca.
Piccolo, anzi ormai unico perché dal 2011 dovrà chiamarsi Dogliani Docg.
E sia il territorio sia il vino con il Dogliani mi pare abbiano poco da spartire.
Forse solo la cultivar.
Per questo il produttore ha messo in etichetta “con nostalgia”.
Bonne degustation


Luigi


Campione omaggiato dallo “scopritore” Rosario Levatino e con lui degustato nel retro della sua enoteca i “Sapori d’Italia”.


domenica 6 novembre 2011

Giandujotto di Torino



Marchio Giandujotto di Torino
Gianujotto di Torino
Il celebre Giandujotto è un cioccolatino a forma di spicchio o barchetta rovesciata, ottenuto impastando cacao, zucchero e le famose nocciole tonde gentili del Piemonte, rinomate per la loro qualità fine e gustosa.

Torino divenne la capitale italiana del cioccolato durante i grandi flussi migratori delle comunità di religione protestante succedutisi tra Sette e Ottocento. Le famiglie valdesi di ritorno dal loro esilio in Francia e in Svizzera portarono spesso con sé i segreti dell'arte dolciaria d'Oltralpe e la patente di cioccolatieri. L'industria del cioccolato nacque proprio dalle esperienze di questi pionieri, che introdussero e perfezionarono nuove tecniche di lavorazione e moderni macchinari.

Il cioccolato Gianduja nacque per caso all'inizio dell'Ottocento, come espediente fortuito dei cioccolatieri torinesi per sopperire alle loro difficoltà nel rifornirsi di cacao, a causa del blocco continentale imposto da Napoleone. Essi iniziarono ad aggiungere in misura variabile nocciole tostate all'impasto di cacao e zucchero. Un'aggiunta ancora clandestina (nocciole e mandorle torrefatte erano considerate sostanze adulteranti) e che iniziò ad essere esplicitamente dichiarata solo all'inizio del Novecento con la divulgazione della ricetta segreta del cioccolato alla nocciola "detto Gianduja".

I cioccolatini prodotti con pasta "Gianduja" - i Giandujotti che ben conosciamo - nacquero ufficialmente nel 1865 nel laboratorio della ditta Prochet Gay e C. in Piazza San Carlo a Torino, conquistando da allora i mercati internazionali e generazioni di golosi.


I giandujotti da noi proposti sono prodotti in maniera artigianale secondo l'antica ricetta, utilizzando soltanto cacao, nocciola igp del Piemonte, zucchero e burro di cacao, senza latte, aromi artificiali e additivi chimici.


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venerdì 7 ottobre 2011

Brisaola della Valchiavenna



Brìsaola (bresaola Artigianale)
Fra le varie testimonianze che attribuiscono alla Valchiavenna la maternità della bresaola ci sarebbe anche l'etimologia del suo nome che deriverebbe dall'italiano arcaico brasa, cioè brace, in dialetto brisa. In realtà, le bresaole un tempo venivano asciugate al caldo delle braci e quella chiavennasca non solo è l'unica a essere ancora affumicata, ma è anche l'unica a essere chiamata più correttamente brisaola aderendo all'etimologia originale. Naturalmente è solo un'ipotesi.
Secondo altri la bresaola in origine era un salume fatto con carne di cervo, e il nome deriverebbe dall'unione della parola breont che in alcune lingue indoeuropee vuol dire cervo e "sal", sale. Comunque, documenti storici provano l'uso della salagione delle cosce di manzo in Valchiavenna a partire dal 1400.
Nel breve percorso dalla Valchiavenna alla Valtellina, la brisaola non ha cambiato solo il nome ma anche la ricetta, ed è facile intuire che questa mutazione non sia stata determinata dai pochi chilometri di viaggio, quanto dalla trasformazione da prodotto artigianale, quale era e continua a essere in Valchiavenna, al salume industriale che è diventato in Valtellina. Di fatto, l'antica e pregiata brisaola chiavennasca al momento è un dinosauro gastronomico sopravvissuto in pochi esemplari dentro a qualche macelleria di Chiavenna.
Da qualche mese a questa parte abbiamo il piacere di offrirvi nel nostro punto vendita la brisaola di Chiavenna in tutti i suoi tagli:

LA BRISAOLA MAGATELLO
La brisaola magatello si presenta sempre magra, ha una forma cilindrica è il taglio ideale per famiglie.

LA BRISAOLA SOTTOFESA
La brisaola sottofesa si presenta con leggere venature di grasso e per questa sua caratteristica è la brisaola dal gusto più deciso ideale per i buon gustai.

LA BRISAOLA PUNTA D'ANCA
La punta d'anca è la classica brisaola universalmente conosciuta, tenera dal caratteristico colore rosso vivo e privo di venature.

SLINZIGA
Per la slinziga,si usano gli stessi selezionati tagli di carne bovina fresca , ma rispetto alla normale Brisaola,di pezzatura più piccoli e dalle forme irregolari. Il processo di speziatura, salagione e stagionatura, richiede dosi e tempi ridotti.Ideale per degli spuntini tra amici e divertente da affettare con il coltello, la slinzega è da inserire tra i salumi ad alto contenuto artigianale.